Dio l’onnipresente? Introvabile, secondo molte teologie. E anche per questo si puó esser sicuri che non esiste.

Continua la serie di prove dell’inesistenza di dio, occupiamoci pure di un altro attributo divino: il desiderio di relazione con l’essere umano.

La serie:

Le prove dell’inesistenza di dio

Come vedremo questo desiderio relazionale unito alla capacitá divina di rivelarsi dimostra che dio non esiste perché se ce ne fosse uno, non esisterei io.
Non cosí come sono, almeno.

Ma in che senso non esisterei io? A che aspetto della mia condizione mi riferisco con “cosí come sono”?

Piacere, ateo riluttante e non resistente

riluttante: agg. [part. pres. di riluttare]. – Che mal si adatta al volere altrui, esitante a fare qualcosa che altri, o le circostanze, suggeriscono o impongono; ritroso, restio: mostrarsi ra obbedirea convincersi;

Ho giá detto in video che ero un cattolico e quando lo ero avrei voluto restarlo. Non solo, io ero proprio ansioso di essere un buon cristiano, desideravo fortemente seguire il volere di quello che reputavo essere l’amore stesso: dio.

É cercando di fare il suo volere e non quello degli uomini che mi dicevano di parlare per lui che ho iniziato a cercare la veritá su dio e sul cristianesimo.

E … beh, é successo quel che non puó non succedere a una persona razionale che approfondisca con rigore la storia della chiesa e della composizione biblica, senza fare sconti e senza inventare storielle ad hoc per fingere che una cosa e il suo opposto possano coesistere. Non sono il primo e non saró l’ultimo a perdere la fede cosí.

Ma quel che é rilevante qui e oggi é il come questo sia avvenuto soggettivamente: a nessun punto ho cercato di mettere in dubbio l’esistenza di dio o di allontanarmene. Al contrario, lungo tutta la spirale che mi ha portato ad essere ateo, antiteista (ovvero convinto che le religioni siano nocive) e anticlericale (ovvero opposto all’influenza del clero sulla societá), a nessun punto ho mai desiderato allontanarmi da quel “dio di amore”. Rendermi conto che non c’era niente da cui potessi allontanarmi, anzi, é stato un colpo durissimo e un processo molto graduale.

Ho combattuto a ogni passo e nozione, mi sono disperato e ho pregato per un segno, ho controllato e ricontrollato ogni dettaglio fino a non poterlo piú negare, sperando ogni volta che magari un’ulteriore ricerca avrebbe dimostrato che era tutto uno sbaglio. Io alla non credenza sono stato estremamente riluttante.

Le IA generative non sono ancora un gran che a visualizzare una persona trascinata…

E ancora oggi so che il condizionamento infantile non é mica sparito: se ci fosse una evidenza razionale per tornare convinto dell’esistenza di un essere di puro amore che vuole solo starmi vicino e vedermi felice… emotivamente sarei felice di guardarla, non esiterei un attimo ad abbracciare chi me la porta!
Questo nonostante anni di ripetuti pesci in faccia, di merda fumante spacciata per cioccolata, presunti finissimi dottori che propinano asinate inguardabili e deliri spacciati per argomenti.
Ancora oggi invece di sentire immediato ribrezzo alla sola idea di una prova di dio, clicco con mente aperta il link, cerco il libro, seguo il video, rimango cocentemente deluso e ricomincio daccapo.

In altre parole sono finito nella non credenza gridando e scalciando e sarei pronto a uscirne in un attimo se solo ci fosse modo di farlo davvero. Invece tutte le strade che dovrebbero portare fuori portano invece solo all’illusione, all’autosuggestione, all’ignorare veritá scomode.

Sono, in altre parole, un ateo che é stato riluttante ad abbandonare il credere in dio e che non oppone la benché minima resistenza all’essere in una relazione con un eventuale reale essere fatto d’amore.

Quel che mi ferma é l’assoluta e totale assenza di qualsivoglia indizio che ragionevolmente possa portare a crederci, a sto dio. In altre parole mi ferma qualcosa di esterno, non certo la mia volontá.

Ecco, come vedremo a breve questi miei aspetti, l’essere un ateo riluttante e non resistente, se un dio esistesse sarebbero impossibili.

Io non potrei mai esistere in questa condizione: se un dio ci fosse che volesse una relazione con me e fosse capace di rivelarmisi, lo farebbe e sarei in una relazione divina. Sarebbe inevitabile.

Non solo io, milioni di atei, miliardi di credenti in altro

Ma per quanto io sia un esempio da manuale, non si tratta solo di me: milioni di atei hanno perso la fede cercando dio. E milioni che non l’avevano l’hanno cercata senza trovarla.

Poi ci sono altri che pure non potrebbero essere come sono, se un dio ci fosse e volesse una relazione con loro: politeisti, idolatri, adoratori della natura, animisti, panteisti, tutti costoro cercano il divino e credono di averlo trovato, vivono cercando di relazionarvisi… ma non hanno una relazione col divino. Hanno una relazione con alberi, piante, rocce, rocce scolpite, umani divinizzati e concetti antropomorfizzati, ma non con quell’essere unico di puro amore di cui ci parlano gli apologeti del dio abramitico. Anche loro sono non credenti di quel divino e lo sono senza essere mai stati resistenti ad avere una relazione con esso.

Anche questi non potrebbero esistere come sono, se ci fosse un dio che vuole avere una relazione con loro capace di rivelarglisi. Avrebbero giá saputo dalla divinitá direttamente che era da un’altra parte e non nelle statuine.

Chi dopotutto potrebbe opporre resistenza al volere di un dio onnipotente, fosse anche solo in questo aspetto?

Che la divisione tra credenti no?

E che dire di quelli convinti di averla, una relazione con questo dio? Questi ci assicurano che non solo dio vuole una relazione con noi e con loro, ma addirittura che vuole una specifica relazione. Una relazione cosí ben precisa da essere addirittura strutturata e rituale. Con riti da fare per progredire in questa relazione, che riguardino una spruzzata d’acqua, un bagno a un neonato, la recita di una poesia araba o la mutilazione genitale infantile.

Questi credenti ci assicurano che proprio dio vuole quella relazione lí e nessun’altra.

E se un dio del genere esistesse anche tutti costoro (tranne un unico gruppo) non potrebbero esistere cosí come sono.
Quel dio, rivelandoglisi, avrebbe comunicato la specifica relazione che vuole, non un numero imprecisato in costante espansione.

La prova formale

Ok, quindi abbiamo giá visto le evidenze che rendono impossibile l’esistenza di un tal dio, ma manca a questo punto una prova della bontá del mio ragionamento. E se fossero invece conciliabili queste premesse? Quest’idea che un dio possa esistere, volere una relazione, esser capace di rivelarsi eppure restare a noi ignoto?

Per verificarlo possiamo andare alla buona vecchia logica e calcolare se queste idee siano compatibili, se cioé c’é una realtá possibile che sia descritta da tutte queste affermazioni assieme. O se invece sia del tutto impossibile.

Nota di lettura: Ogni passaggio userá come notazione prima la formula in linguaggio formale in grassetto, poi o la sua lettura a voce o la regola con cui si arriva a quel passaggio in corsivo, infine una spiegazione del senso intuitivo del passaggio.

p1 ∀x∀y((D(x)^U(y))→V(x,y)) (per ogni x, per ogni y, se x é dio e y é umano allora x vuole una relazione con y) se dio esiste allora dio vuole essere conosciuto da tutti gli umani
p2 ∀x∀y((D(x)^U(y))→(V(x,y)→C(y,x))) (per ogni x, per ogni y, se x é dio e y é umano allora se x vuole una relazione con y allora y conosce x) se dio vuole che un umano lo conosca, allora quell’umano conosce dio
p3 ∃x(¬C(x,G)^U(x)) (esiste almeno un x tale che x non conosce G e x é umano) esistono umani che non conoscono dio
p4 D(G) (G é dio) dio esiste

l1.1 ¬C(M,G)^U(M)) (instanziazione del quantificatore esistenziale da p3) esisto, sono umano e non conosco dio, mi uso come esempio con la lettera M (Me).
l1.2 U(M) (eliminazione della congiunzione da l1.1) dalla congiunzione di due proposizioni otteniamo la veritá di una di esse, qui che io sono umano.
l1.3 ¬C(M,G) (eliminazione della congiunzione da l1.1) come sopra, ma l’altra proposizione: che non conosco dio.

l2.1 ∀y((D(G)^U(y))→V(G,y)) (instanziazione del quantificatore universale da p1) dato che p1 deve valere per tutti gli x, usiamo G come x.
l2.2 (D(G)^U(M))→V(G,M) (instanziazione del quantificatore universale da L2.1) dato che L2.1 deve valere per tutti gli y, usiamo M come y.
l2.3 D(G)^U(M) (congiunzione di P4 e l1.2) avendo giá ottenuto entrambe le proposizioni deve essere vera anche la congiunzione.
l2.4 V(G,M) (modus ponens da l2.2 e l2.3) applicazione della regola fondamentale della logica, da A→B e A deduciamo B, in questo caso deduciamo che dio vuole una relazione con me specificamente.

l3.1 ∀y((D(G)^U(y))→(V(G,y)→C(y,G))) (instanziazione del quantificatore universale da p2) dato che p2 deve valere per tutti gli x, usiamo G come x.
l3.2 (D(G)^U(M))→(V(G,M)→C(M,G)) (instanziazione del quantificatore universale da l3.1) dato che l3.1 deve valere per tutti gli y, usiamo M come y.
l3.3 V(G,M)→C(M,G) (modus ponens da l2.2 e l3.2) come in l2.4 regola fondamentale della logica, questa volta concludiamo che se dio vuole che io lo conosca, allora lo conosceró.
l3.4 C(M,G) (modus ponens da l2.4 e l3.3) ancora la regola fondamentale della logica, questa volta concludiamo che io conosco dio (cosa giá negata prima!).

l4.1 : (l3.4 e l1.3 sono in contraddizione, ergo, assurdo) in altre parole abbiamo stabilito che devo sia conoscere dio che non conoscerlo, il che é una contraddizione, quindi le ipotesi non possono coesistere.

Conclusione

Ed eccoci qua. Il calcolo da come risultato che non si possono sostenere queste idee tutte assieme.
O si nega la realtá e si finge che in realtá a dio ci credano tutti, ma non si sa perché fingano diversamente nonostante sappiano benissimo che questo li fará finire all’inferno (si, c’é chi lo dice).
O si nega a un dio onnipotente e onnipresente anche la capacitá di rivelarsi all’uomo, rendendo quindi impossibile ogni forma di rivelazione inclusi i testi sacri e i profeti.
O si nega che dio voglia averla, una relazione con tutte le persone, rifiutando quindi il postulato principale della maggioranza delle confessioni abramitiche e accusando dio di essere ingiusto.

O ci si decide ad ammettere che proprio non esiste.

Beh per essere precisi due delle alternative, quelle in cui si nega il potere o il volere di una relazione, SONO una negazione dell’esistenza di dio cosí come descritto dalla stragrande maggioranza delle religioni contemporanee in europa. Fingere che il dio che esce dopo aver eliminato questi requisiti sia lo stesso dio di cui parlavano queste é uno spostamento del traguardo e nulla piú.

La questione alla fin fine é dimostrata: se dio mi ama ed é qui accanto a me, io non potró che ricambiare, ma dato che non ricambio, non c’é.

Un dio che si nasconde, un dio che addirittura crea un mondo ingannevole per evitare di esser trovato dalle sue creature, un dio simile non é il dio di cui ci parlano i credenti, quindi se chi cerca non trova é perché non c’é niente da trovare. Se coloro che chiedono vedono che nulla gli vien dato é perché non c’é nessuno che ascolta e risponde. Se al richiamo dei personaggi in cerca d’autore risponde solo il silenzio, é perché il mondo non é un libro.

Come volevasi dimostrare.

Un pensiero su “Dio, campione di nascondino – ESCLUSIVO”
  1. Voglio ringraziarti Faber per la dimostrazione logica formale dell’inesistenza di dio.
    Non sono capace di seguire tutti i passaggi, non ho la competenza logica necessaria.
    Comunque vorrei dire che dio non c’è! E si vede.
    Io sono ateo, lo dico per categorizzarmi, non perché questa affermazione abbia un senso o sia una necessità.
    Sono nato e cresciuto senza problemi religiosi, in una regione nota per le bestemmie brillanti ed illuminanti, la Toscana.
    Mio padre e mia madre non mi hanno mai rotto le palle con la religione, finché un frate…

    Andavo a scuola a piedi, assieme ad una coppia di ragazzi più grandi, in una classe mista con ragazzi di prima, seconda e terza, poi di quarta e quinta soltanto.
    La maestra metteva ancora nell’angolo i più strafottenti, ma dava gli zuccherini a quelli bravi ed in quarta e quinta dava anche un passaggio in auto per dimezzare la distanza da fare a piedi.
    In classe c’era il crocefisso, a mensa c’era anche lì.
    A pasqua passava il prete a benedire la classe.
    A casa è passato un paio di volte ma poi, visto che i miei non gli davano relazione o forse perché non lo pagavano, non è passato più.
    Si andava a tutti i funerali, ma come è giusto i ragazzi giocavano lo stesso anche se non si sarebbe dovuto.
    In chiesa non sono mai andato, se non con qualche compagno a vedere i quadri (pochi) o gli ori (ancor di meno) che c’erano, il vinsanto poi, non s’è mai trovato.
    Il mio rapporto con dio era bellissimo, lo conoscevo per sentito dire, ma ne io cercavo lui ne lui me.
    E vero, c’erano dei momenti di preghiera a scuola ai funerali ecc. ma io le preghiere non le sapevo, quindi non le recitavo ne mi segnavo, come facevano gli altri bisbigliando rime baciate alle parole rituali.
    Eh si era bellissimo, una relazione perfetta tra due enti che si ignoravano, io per me e dio per se.
    Poi un giorno a scuola viene un frate… racconta delle cose e fa delle domande.
    A me, che ero anche timido, chiede qualcosa che non ricordo ma a cui non rispondo deciso, parole a cui avrò annuito, per cortesia immagino.
    Fatto sta che il pomeriggio si presenta a casa nostra e chiede a mio padre di me, gli dice che gli ho confidato una chiamata del signore e dopo avermi ben intervistato consigliava a mio padre e mia madre di mandarmi in seminario per seguire la mia vocazione.
    Io, che ero presente, fui preso da angoscia, non avevo detto niente del genere ma come sbugiardare un adulto, un frate così autoritario e sfacciatamente sicuro di se?
    Non ricordo più bene come sia proseguito la cosa, anche se proverò a descriverla ugualmente, ma ricordo bene come è finita.

    Dopo il panegirico del frate sulla mia vocazione, mio padre mi guarda, mi chiede se è vero, non ricordo se a voce o solo con lo sguardo, io farfuglio no, non volevo dire, non so… lui si gira verso il vecchio (così mi appariva) vestito di saio e gli fa:
    “Senta, per favore lei ora si alza da questa sedia e se ne va da dove è venuto.
    Ma guai a lei se la rivedo nelle vicinanze di mio figlio o della sua scuola.
    Mio figlio non è battezzato e tale resterà fino alla maggiore età.
    Allora se vorrà potrà fare ciò che vuole: battezzarsi, prendere i voti, sposarsi in chiesa o che altro.
    Certo però che se vorrà darmi retta, tutto questo non lo farà mai e continuerà a vivere libero.”
    Me lo ricordo benissimo.
    E così è stato finora.
    E così sono rimasto e continuo ad essere libero.
    In seguito ho letto molto sulla religione e sulla filosofia, non perché attratto dagli argomenti trattati ma dai ragionamenti sopra a quegli argomenti.
    Perché sono i ragionamenti che rendono credibili o meno le idee di cui parlano.
    Se i ragionamenti li paragoni con la realtà dei fatti le balle si evidenziano per quello che sono. Balle appunto.
    E la religione, specialmente la cristiana e cattolica, con i suoi dogmi e le sue credenze è la balla più grossa di tutte.
    Basterebbe farsi delle domande per capirlo, ma evidentemente, diversamente da te Faber, molti le domande non se le fanno, subiscono, patiscono e continuano ad ignorare la verità e ad ingrassare il clero e tutti i potenti a cui lecca il culo vicendevolmente.
    Ma torniamo a noi.
    Se non ci fosse stato ‘sto fraticello demente, probabilmente avrei continuato la mia vita senza alcun bisogno di smentire l’esistenza di dio, si poteva convivere giocando ognuno nel proprio orticello con la staccionata che ci divideva e ci impediva di guardarci.

    Ma poi l’incontro col fraticello, con il tempo mi ha fatto guardare intorno ed ho preso coscienza dell’orticello di dio, in cui dio non c’è ma che comunque è popolato di insetti ed animali affamati, come il mio fraticello.
    Tutti questi esseri stanno lì a mangiare ed a bere e tutti vorrebbero pascolare anche nel mio orto.
    Quindi a chi serve dio? dio è sempre utile a qualcun altro. Mai a me.
    Non sono in grado di dirlo formalmente ma so che dio non c’è! E si vede.

    Giancarlo

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