Che importa pensare? Chi ce lo fa fare?

L’essere umano dopotutto è dotato di una eccellente capacitá di imitazione, potremmo vivere tutta la nostra vita senza un singolo pensiero originale, navigando col pilota automatico, seguendo la barca davanti a noi e affondare con lei quando si schianta sugli scogli.
Potremmo seguire l’istinto dell’obbedienza all’autoritá, seguendo quella tradizione lunga millenni di gente con un cappello buffo da un balcone che dice qualcosa e tutti gli altri che ha ragione. Ma i cappelli di rado sono buone guide e nel secolo scorso qualcuno se n’è accorto.
Un altro modo per vivere senza ragionare è affidarsi ciecamente alla tradizione. Le leggi dell’antico medio oriente erano gestite cosi’ dopotutto. È il motivo per cui le regole per le responsabilità legali sui propri buoi si trovano tal quali nelle leggi di hammurabi e nella bibbia (si, la seconda copia dalle prime): non c’era il legislatore, tutti si limitavano a seguire la consuetudine e il buon giudice era colui che applicava con giustizia la consuetudine.
A far cosi’ ovviamente staremmo ancora inseguendo gli schiavi in fuga, il weekend non esisterebbe e nelle fabbriche conteremmo settimanalmente i bambini morti sul lavoro (invece che quelli nell’alternanza scuola-lavoro).

Perché invece uno dovrebbe ragionare?
Perché gli stati si dotano di costosissimi apparati di intelligence che analizzano e deliberano e tutto quel che producono sono, alla fin dei conti, rapporti nei quali si pensa per iscritto in base a quel che si sa e quel che si prevede?
Perché nelle grandi aziende alcuni dei professionisti meglio pagati sono quelli che stabiliscono la strategia da seguire?
Come mai le nazioni più avanzate sono proprio quelle che eccellono nella ricerca?

Perché pensando si fa di più con meno. Perché pensando si evitano ostacoli. Perché pensando ci salva la vita.

Perché quando sei in una selva oscura, che la dritta via era smarrita, se non vuoi passare per l’inferno l’unica via di uscita è accendere un lume e trovare la strada di casa.

Ma che vuol dire accendere un lume? E soprattutto come uno dovrebbe pensare?

Sono letteralmente millenni che i filosofi, gli amanti del sapere, si arrovellano su quest’ultima domanda. E hanno prodotto un quadro abbastanza completo di diverse tecniche che uno puo’ utilizzare per sterzare la propria vita via dagli accidenti usando il cervello in maniere diverse.
Se uno vuol guardare avanti e capire cosa ci aspetta, partendo solo con quel che si sa oggi, ci sono discipline come la statistica, la logica e la scienza che permettono di farlo.
E non c’e’ neanche bisogno di diventare un filosofo, uno scienziato o un ricercatore per riuscirci. Uno puo’ ben dedurre e inferire senza sapere cosa sia una skolemizzazione, allo stesso modo in cui un bambino puo’ calcolare l’area di un cerchio senza aver mai visto un integrale.
Il tempo inutilmente speso a imparare tradizioni, il lascito di epoche di maggior ignoranza, puo’ essere invece impiegato a imparare fallacie logiche, catalogare bias cognitivi. Il tempo perso ad ascoltare i panegirici di qualcuno sul balcone puo’ essere meglio impiegato ad esercitarsi nella stima delle probabilita’.

I mezzi non mancano, le risorse non mancano, quindi perché sembra che la maggioranza delle persone eviti attivamente il pensare? Alla fin dei conti tutto si riduce a una scelta. A quello che Kant chiamava lo stato di minorità. Al decidere di essere responsabili della propria vita e delle proprie decisioni invece di delegare a qualcun altro.

Quindi perché pensare? Per essere liberi.

Seguire la tradizione, l’autorità o semplicemente quello davanti a noi da imitare, sono tutti modi di essere schiavi. Sono tutti modi per finire a far qualcosa che ha deciso qualcun altro al posto tuo. Nel momento stesso in cui vuoi prendere una decisione che sia tua, in quel momento in cui ti chiedi “e ora che faccio?” ecco che già stai pensando. Ecco che ti sei messo al posto di re, padroni, preti e pater familias e ti sei elevato ad autorita’ ultima sulla tua esistenza. Ecco che sei uscito dallo stato di minorità. Ed ecco che è più che mai necessario pensare e pensare bene.

Perché pensare insomma?
Per vivere invece di stare a guardare una vita che ci cade addosso. Per prendere in mano il timone e scansare la scogliera. Per stare meglio noi e far star meglio i nostri cari. Per tutto questo é necessario svegliarsi dal sonno della ragione. E accendere un lume.

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