Il Cartello di Cali è stato raccontato spesso come il cartello elegante. Quello dei completi stirati, delle farmacie, delle imprese, delle relazioni giuste. Il cartello che corrompe invece di sparare, che ragiona invece di urlare, che si muove come un consiglio di amministrazione più che come una banda armata. Insomma, un’organizzazione criminale "a modo", in aperta contrapposizione al cartello di Medellin con a capo Pablo Escobar.
Ma questa è solo metà della storia. Per capire davvero Cali bisogna partire da un paradosso: nasce in modo sporco e predatorio, poi si organizza, poi si traveste da economia rispettabile, e proprio quando sembra aver vinto tutto comincia a crollare.

Nel Confessionale proviamo ad affrontare il tema con il solito approccio: informazione, contesto, spirito critico e nessuna voglia di prendere per buona la prima narrazione disponibile.
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